Il futuro del mondo della moda è ecocompatibile?

È un problema riscontrato frequentemente da molti quello di dover lavare i propri vestiti per averli perfetti in ogni occasione, per sentirci bene con noi stessi o per non sentirci a disagio tra la gente.

Tuttavia è noto, ormai, come lavare molto psesso i propri capi sia dannoso per il nostro pianeta in quanto comporta un eccessivo spreco di acqua: infatti una ricerca dimostra che il 17% dell’acqua utilizzata nelle nostre case è dovuto proprio all’utilizzo della lavatrice.

A questo problema stanno cercando di porre rimedio alcune nuove startup che vogliono combattere questa abitudine inquinante creando indumenti che rimangano freschi, puliti e inodore per un numero prolungato di giorni.

Tra queste si segnalano: Unbound Merino, Wool & Prince e il brand Wool&, indirizzato all’abbigliamento femminile, con l’intento di creare capi in lana che permettano di restare freschi durante i periodi caldi e caldi quando le temperature sono basse.

Altro brand di notevole successo è PANGAIA, concentrato sulla moda sostenibile, che ha creato una linea di capi dallo stile minimalista e che, attraverso l’olio di menta, mantengono la loro freschezza a lungo.

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Strategie per superare l’abitudine

La difficoltà iniziale per questi nuovi brand è stata, e probabilmente continua ad essere, quella di riuscire a convincere i clienti a fidarsi di una nuova tecnologia con l’obiettivo di limitare i lavaggi dei capi.

Questa usanza del lavaggio eccessivo, che va sradicata, nasce dalle numerose campagna pubblicitarie create dalle aziende che producono detersivi nel corso degli anni. Proprio queste aziende, con le loro azioni di marketing, nelle quali ad esempio si vedono genitori premurosi che lavano la maglietta del proprio figlio, sono riusciti a convincere i consumatori che per essere puliti e igienici bisogna lavare i propri abiti anche dopo averli indossati una sola volta.

Proprio per conquistare la fiducia dei clienti e andare contro a questo tipo di pubblicità, il brand Wool& ha lanciato una sfida: chiunque avesse indossato uno dei loro abiti per 100 giorni senza lavarlo, avrebbe ricevuto in regalo un vestito gratis.

Dopo questa iniziativa il brand ha quindi ottenuto un grande seguito di donne disposte a tentare la sfida, rendendo così la strategia di marketing efficace sia per lo sviluppo del brand sia per la sensibilizzazione alla tecnologia e all’etica che stanno dietro a questi capi.

Alla base dell’innovazione

Ovviamente prima di riuscire a convincere i consumatori, i brand devono riuscire a ideare e creare capi che siano conformi all’etica del marchio e a quello che viene poi offerto sul mercato.

Il tutto parte da una selezione accurata dei materiali da utilizzare. I brand Unbound Merino e Wool & Prince, ad esempio, utilizzano principalmente la lana, in quanto si sporca meno facilmente rispetto ad altri materiali.

La lana è un materiale utilizzato da secoli e secoli e sono proprio le sue proprietà che permettono ai marchi di andare sul sicuro quando si tratta di scegliere i materiali. Questo tessuto, infatti, fa in modo che il sudore evapori quando le temperature sono molto elevate mentre, in caso di clima freddo, permette di mantenere il calore corporeo creando così delle condizioni ideali.

Il materiale proprio per questo motivo viene già utilizzato da brand come Patagonia e Icebreaker, che creano capi specifici per la montagna.

Tuttavia, le nuove startup, sempre utilizzando la lana, hanno ideato capi specifici da utilizzare per i viaggi (perché un’altra proprietà della lana è la difficoltà di stropicciamento) e da lì sono passati a proporre capi da utilizzare ogni giorno.

Unbound Marino, ad esempio, utilizza la lana prodotta da fattorie indipendenti di pecore in Australia, dando attenzione al processo di tosatura e aiutando così la creazione di un prodotto pensato nei minimi dettagli per soddisfare il consumatore che lo potrà utilizzare sia durante un viaggio che durante una cena fuori.

Mac Bishop, fondatore di Wool& e Wool & Prince, ha rivelato invece che la sua azienda produce i propri capi con una mix tra la lana e altri materiali; questo per poter creare differenti textures. L’obiettivo principale del brand, ha dichiarato, è quello di far in modo che le persone acquistino meno prodotti ma che li tengano per un lungo periodo di tempo.

Sostenibilità: a che punto è la moda?

Il professor Mauro Ferraresi ci dice la sua su un tema sempre più rilevante: quanto è sostenibile la moda e quanto lo sarà in futuro?

L’approccio che utilizza invece Pangaia nella creazione dei suoi prodotti “a lunga durata” è diverso. Il brand inglese produce tutti i propri capi con un mix di cotone riciclato, colorandoli con coloranti ricavati dagli sprechi di cibo e altri tipi di coloranti vegetali, il tutto nel rispetto rigoroso verso l’ambiente.

Pangaia lavora direttamente con un gruppo di ricerca per poter creare linee di vestiti che abbiano un minimo impatto sul nostro ambiente. Così nasce la linea “PPRMINT© Oil Treatment”. Questo processo consiste nel immergere nell’olio di menta il capo, assicurando -secondo l’azienda, un controllo dell’odore e facendolo rimanere fresco più a lungo.

Grazie a questo trattamento, Pangaia riesce a neutralizzare e prevenire la crescita dei batteri che creano cattivi odori nei capi. La durata di questo trattamento ha una durata di circa 50 lavaggi.

Nel sito web di Pangaia viene specificato inoltre come la filosofia del brand non consiste tanto nel creare un capo che possa essere indossato molteplici volte prima di essere lavato, quanto nel preoccuparsi delle condizioni ambientali del nostro pianeta e dell’impatto che le nostre azioni hanno sulla Terra.

Riusciranno a raggiungere un mercato più ampio?

Le idee di queste nuove startup dimostrano un sempre maggior interesse verso il nostro pianeta e al nostro impatto su di esso. Per un effettivo cambiamento, sarà però necessario che questo messaggio giunga ad un gran numero di consumatori e venga recepito. Obiettivo di lungo periodo, quello di arrivare a un mercato basato principalmente sull’utilizzo di materiali naturali che permettano di ridurre gli spechi, come appunto i capi che non necessitano lavaggi frequenti.

Anche se tra i vari brand i processi di produzione sono differenti e talvolta gli interessi non siano perfettamente allineati, è comunque possibile notare come l’obiettivo finale sia quello di ridurre l’inquinamento del settore tessile, cercando di trovare strumenti idonei alla costruzione di un’industria più sostenibile.

Fotografia di Alyssa Strohmann

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Informazioni su Dario Di Giallonardo 2 Articoli
Dario, 17 anni, studia inglese, spagnolo e russo presso il Liceo Linguistico A. Canova di Treviso. Tra i suoi interessi ci sono la musica, l’architettura, il design e tutto ciò che riguarda il mondo dei social media e le innovazioni da questo indotte. Ha scritto i suoi articoli durante un periodo di stage presso HDEMO editore.