Green economy: è la soluzione che stiamo cercando?

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In una società dominata dalle incessanti pressioni ad acquistare sempre nuovi prodotti, per lo più inutili ma da noi percepiti come necessari, quello di cui ci dimentichiamo é che questo modello compulsivo é opposto alla logica di conservazione del nostro pianeta.

Da qui l’impegno verso la costruzione di un sistema economico per molti aspetti alternativo: la Green Economy.

Il concetto di ‘Green Economy’

L’economia verde, meglio conosciuta come ‘green economy’, è un modello economico che mira a ridurre i danni ambientali attraverso uno sviluppo sostenibile. I suoi obiettivi dunque prevedono non solo la crescita in termini di produttività e ricchezza ma anche, e soprattutto, la minimizzazione dei risvolti negativi che l’utilizzo delle materie prime e il processo di produzione hanno sul nostro ambiente. Quasi elevati a slogan, questo modello si impegna prima di tutto nella riduzione delle emissioni di gas serra e dello spreco delle risorse naturali.

I pilastri della green economy

I pilastri su cui si basa la green economy sono principalmente cinque, e possono essere così riassunti:

  1. Il principio del benessere. L’economia verde è incentrata sulle persone e ha come scopo quello di creare un benessere genuino e condiviso. Questo benessere non è solo finanziario, ma comprende anche aspetti umani, sociali e i capitali naturali (lo stock mondiale di risorse naturali). Essa dà priorità all’investimento e all’accesso a sistemi naturali sostenibili, alle infrastrutture e all’educazione, oltre ad offrire opportunità per posti di lavoro ‘verdi’. Si può dire che la ‘green economy’ sia dunque fondata sull’azione collettiva per il bene pubblico ma, allo stesso tempo, si basa su scelte individuali;
  2. Il principio della giustizia. La ‘green economy’, secondo questo principio, promuove l’equità tra le generazioni. È inclusiva ed è contro la discrimazione, mostrandosi invece a favore della distribuzione dei benefici e dei costi in modo equo. Si schiera soprattutto dalla parte delle donne e dell’emancipazione femminile, promuove la giusta distribuzione di opportunità e risultati riducendo le disparità tra gli individui e lasciando spazio, allo stesso tempo, alla fauna selvatica e alla natura. Si basa sulla solidarietà e sulla giustizia sociale e supporta i diritti umani e dei lavoratori, delle minoranze, degli indigeni e il diritto allo sviluppo sostenibile, in modo da non lasciare nessuno indietro;
  3. Il principio dei confini planetari. L’economia verde tutela, ripristina e investe nella natura. È un’economia inclusiva che riconosce e consolida i diversi valori della natura: i valori funzionali alla base dell’economia, i valori culturali alla base delle società e i valori ecologici della natura che stanno alla base della vita in sé. Inoltre, la green economy investe nella protezione, nella crescita e nel ripristino della biodiversità, del terreno, dell’acqua, dell’aria e dei sistemi naturali.
  4. Il principio di efficienza e di sufficienza. La green economy punta al consumo e alla produzione sostenibili e per essere sostenibile deve essere circolare, diversificata, a bassa emissione di carbonio e, soprattutto, rispettosa delle risorse. Inoltre, abbraccia nuovi modelli di sviluppo economico che affrontano la sfida di di creare prosperità entro i limiti del rispetto per il nostro pianeta. Riconosce che deve esserci un cambiamento a livello globale per mitigare il consumo di risorse naturali per arrivare a livelli fisicamente sostenibili se vogliamo preservare la Terra.
  5. Il principio del buon governo. L’economia verde è guidata da istituzioni integrate, responsabili e resilienti. È basata sull’evidenza e le sue norme e istituzioni sono interdisciplinari. Richiede la partecipazione pubblica, la trasparenza, il dialogo sociale, la responsabilità democratica e la libertà da interessi acquisiti in tutte le istituzioni (pubbliche, private e civili). Crea, dunque, un sistema finanziario che ha l’obiettivo di portare benessere e sostenibilità così da poter soddisfare in sicurezza gli interessi della società.

Il problema della green economy

Ormai, però, sempre più corporazioni, investitori e governi di tutto il mondo stanno cominciando a riflettere sulla questione ambientale attuale, trovandosi a rivalutare le scelte passate e quelle presenti per cercare di progettare nuove idee che possano ridurre l’impatto negativo delle loro azioni sul nostro pianeta, spostandosi dunque verso soluzioni più ‘green’. Ma c’è un problema: le nuove soluzioni troveranno il primo ostacolo proprio nelle risorse stesse e nelle infrastrutture e possibilità dalle quali dipendono.

Se da una parte quindi l’approvvigionamento di queste risorse sostenibili é destinato ad aumentare grazie agli investimenti e all’innovazione, dall’altra la rapida crescita della domanda quasi sicuramente sorpasserà l’offerta facendo aumentare la concorrenza e portando così all’aumento dei prezzi.

Il risultato è che il mondo entrerà presto in riserva di risorse sostenibili e questo introdurrà nuovi rischi ma anche nuove possibilità e il potenziale per poter cambiare le dinamiche della concorrenza in molti settori per il prossimo decennio. Se prendiamo in considerazione risorse come i crediti di carbonio, la plastica riciclata, le batterie, l’idrogeno verde e il cotone sostenibile, ci renderemo conto che non ne avremo a nostra disposizione ancora per molto, come dimostrano le seguenti considerazioni.

Crediti di carbonio

I crediti di carbonio sono un certificato negoziabile equivalente a una tonnellata di CO2 non emessa o assorbita grazie ad un progetto di tutela ambientale realizzato con lo scopo di ridurre o riassorbire le emissioni globali dei gas a effetto serra. Molte aziende attualmente ritengono che i crediti di carbonio costituiscano un’efficace strategia per mitigare le emissioni di gas serra ed erroneamente si appoggiano ad essi, nonostante nel prossimo decennio si anticipi una significativa carenza nella disponibilità di questi crediti;

Plastica riciclata

Secondo le analisi della BCG, circa il 45% della domanda di tereftalato di polietilene riciclato (rPET) non sarà soddisfatta entro il 2025 e questo sarà un problema per le società di beni di consumo che contavano sulla realizzazione di ambiziosi progetti di imballaggio rPET;

Batterie

L’attuale rifornimento di materiali grezzi come litio, nichel, cobalto, manganese e grafite è meno di un terzo di quello che sarà necessario per soddisfare la domanda di batterie nel 2030 secondo ‘Cairn Energy Resource Advisors’. Questo è un rischio molto grande per le aziende che si occupano della costruzione di veicoli elettrici e di sistemi di stoccaggio dell’energia;

Idrogeno verde

L’idrogeno verde è stato sempre propagandato come metodo promettente per decarbonizzare industrie pesanti come quelle che si occupano della produzione di acciaio, cemento o della raffinazione chimica e petrolchimica. Le proiezioni del settore sulla domanda e l’offerta dell’idrogeno verde suggeriscono che la capacità di produzione dovrà aumentare di un fattore compreso tra 100 e 200 nei prossimi 30 anni per riuscire a soddisfare la domanda. Quel livello di offerta potrebbe risultare particolarmente difficile da raggiungere e si presenterebbero, quindi, anche ostacoli nella produzione di attrezzature e degli input di fabbrica;

Cotone sostenibile

La stragrande maggioranza dei principali marchi di moda ha preso come impegno quello di utilizzare cotone sostenibile al 100% entro la fine del 2025. Nel 2018, tuttavia, solo il 21% del cotone in tutto il mondo è stato coltivato in modo sostenibile e gli esperti del settore stimano dunque che l’offerta non si espanda abbastanza rapidamente da soddisfare la domanda, a causa di fattori come le sfide finanziarie che i piccoli agricoltori devono affrontare nell’adottare pratiche di coltivazione sostenibile.

Data l’impossibilità di garantire tali approvvigionamenti di risorse, molte aziende all’avanguardia come Apple, Tesla e Volkswagen si stanno già attrezzando per far fronte alla situazione, cercando di assicurarsi le risorse di cui avranno bisogno stipulando contratti a lungo termine con i produttori dei metalli che saranno loro necessari in futuro. Le aziende, quindi, per prevenire ostacoli critici che intralceranno la loro strada, possono compiere i passi necessari per trasformare questi vincoli in qualcosa di positivo da cui trarre vantaggio.

Come muoversi: le giuste misure da adottare

Come menzionato precedentemente, è fondamentale che le aziende elaborino delle strategie o dei piani alternativi per contrastare l’imminente scarsità di risorse sostenibili per poter riuscire ad agire prima che sia troppo tardi. Ecco gli step che dovrebbero seguire:

  • Prima di tutto si dovrebbe fare in modo di garantire il rifornimento delle risorse attraverso contratti a lungo termine con nuovi fornitori o con fornitori già esistenti. Questo aiuterebbe non solo contro la carenza di risorse, ma risulterebbe efficace anche per rendere più resiliente la catena di approvvigionamento;
  • È importante, inoltre, acquisire fornitori o sviluppare nuove fonti per fare in modo che le aziende riescano a soddisfare la richiesta futura di input critici e, allo stesso tempo, creare nuove attività per rifornire gli altri;
  • Forzare l’innovazione, trasformando i vincoli in opportunità da sfruttare ridisegnando i beni e i servizi per ridurre o eliminare la necessità delle risorse in questione;
  • Estrarre il valore mediante sovrapprezzi su prodotti realizzati con materiali sostenibili o creando attività completamente nuove che forniscano risorse sostenibili ad altri;
  • Arbitrare le opzioni per creare una situazione vantaggiosa giocando le diverse dinamiche di offerta e prezzo per la scarsità di risorse in diverse aree geografiche;
  • Seminare il mercato e arginare eventuali nuovi rischi di scarsità attraverso un portfolio di investimenti di rischio in tecnologie e aziende con l’obiettivo di risolvere i problemi legati alle risorse;
  • Ampliare il mercato a favore di politiche pubbliche e investimenti che consentano l’innovazione tecnologica, l’espansione dell’offerta, o che incentivino alternative a fattori di produzione potenzialmente limitati;
  • Infine, agire collettivamente catalizzando o partecipando a coalizioni industriali e intersettoriali per affrontare i problemi di approvvigionamento, anche con i governi e le ONG.

Se è vero che questi passi sono necessari per riuscire a rendere i modelli di business più duraturi, essi non saranno sufficienti di per sé per realizzare un cambiamento effettivo: la loro massima efficacia sarà raggiunta solo se verranno integrati opportunamente in una strategia di business innovativa. Solo in questo modo si potrà ottenere un risultato vantaggioso per le aziende stesse e per tutta la popolazione che si sentirà fiera di dare il proprio supporto ad attività che credono nel raggiungimento di un obiettivo comune: un futuro più green e sostenibile.

Foto di RawFilm

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